Cronache da una nave che scricchiola
Le aziende lamentano la mancanza di lavoro, la professionalità sembra diventata una specie in via d’estinzione, e i giovani… beh, i giovani vengono lasciati a briglia sciolta, come se prima o poi qualcuno dovesse pur trovare la strada da solo. Nel frattempo, nonostante una situazione economica che definire “complicata” è un eufemismo, l’Italia continua ad accogliere immigrati in numero crescente, quasi come se fossimo il Paese delle meraviglie.
La delinquenza aumenta, lo spaccio dilaga, e in molte città passeggiare tranquillamente è diventato un lusso. Anzi, a dirla tutta, non ci si sente al sicuro nemmeno dentro casa propria. Così, per correre ai ripari, si istituiscono ronde nelle zone più colpite… ma di soluzioni definitive, nemmeno l’ombra.
Insomma, uno spettacolo che lascia senza parole, o meglio, ne lascia fin troppe.
E poi, naturalmente, ci sono gli eventi atmosferici, che negli ultimi anni sembrano aver deciso di darsi alla follia creativa. Piogge che non si limitano più a bagnare, no: ora preferiscono trasformarsi in inondazioni degne di un film catastrofico. La grandine? Non più chicchi, ma proiettili di dimensioni imbarazzanti, roba che se li fotografi devi mettere qualcosa accanto per far capire la scala. E gli uragani… beh, ormai fanno parte del pacchetto, come se il clima avesse deciso di imitare i tropici, ma senza avvisare nessuno.
E nelle giornate di sole, quando uno pensa ingenuamente di potersi rilassare, basta alzare gli occhi per vedere il cielo attraversato da scie bianche, lunghe, ordinate, quasi pennellate artistiche, dalla dubbia provenienza. Una sorta di mostra permanente aerea, gratuita e non richiesta, che ci ricorda che anche il cielo, a quanto pare, ha deciso di cambiare stile.
E per non farci mancare nulla, c’è stata anche la gestione dei virus, perché, si sa, un po’ di caos aggiuntivo non guasta mai. Prendiamo il Covid, per esempio: un vero capolavoro di organizzazione. Prima non si sapeva nulla, poi si sapeva tutto, poi si sapeva il contrario di tutto… insomma, un balletto di informazioni che manco nei migliori talent show.
Tra lockdown improvvisi, regole che cambiavano più velocemente del meteo e decisioni che sembravano uscite da una tombola, il risultato è stato un Paese che cercava disperatamente di capire cosa fare mentre veniva bombardato da annunci, smentite, contro-annunci e interpretazioni creative.
Un’esperienza che ha lasciato tutti a bocca aperta, non si sa se per lo stupore, per la confusione o per cercare aria dietro la mascherina.
Pensiamo a una nave, per esempio. Una di quelle dove il capitano e l’equipaggio collaborano alla perfezione, ognuno al proprio posto, ognuno consapevole del proprio ruolo, per portare i passeggeri a destinazione offrendo loro un viaggio confortevole e in totale sicurezza.
Ecco… proviamo pure a paragonare la nostra nazione a una nave. Noi cittadini, ovviamente, siamo i passeggeri: seduti, fiduciosi, magari con il biglietto ancora in mano, convinti che qualcuno in plancia sappia esattamente dove stiamo andando.
La domanda, però, sorge spontanea, anzi, esplode come un fumogeno: siamo davvero sicuri che il capitano e il suo equipaggio siano in grado di condurci verso un futuro di benessere economico, libertà e pace?
Perché, a guardare come procede la navigazione, viene quasi il dubbio che la bussola sia finita in lavatrice e che la rotta venga decisa tirando i dadi. E noi lì, sul ponte, a sperare che almeno il mare abbia più buon senso di chi dovrebbe guidare la barca.
Lasciamo al lettore la giusta riflessione….
Articolo: Dott.ssa Mietto ElisaDirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita
Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP
Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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